Decurtazioni e super-controlli: penalizzati i malati “una tantum”

Pubblicato il 19 Ottobre 2008 in Argomenti vari

Decurtazioni e super-controlli: penalizzati i malati "una tantum".

di Alessandro Giuliani La Tecnica della Scuola, 3.7.2008.

 

Sono contenuti nel decreto legge n. 112. Queste le novità: si paga solo lo stipendio base per la

malattia che duri meno di 10 giorni; dopo la prima volta accettati certificati solo da medici pubblici;

visite fiscali estese da 4 ad 11 ore al giorno ed i risparmi non rimangono a scuola. Quest’ultimo

punto fa infuriare i sindacati: è materia di contrattazione.

Rischia di diventare uno dei decreti legge più importanti degli ultimi anni, almeno per il mondo

della scuola, quello approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri. Il dl n. 112 oltre ai

130.000 posti da annullare in quattro anni, attraverso una serie di disposizioni che stravolgeranno le

modalità di determinazione degli organici, introduce infatti importanti novità anche nelle situazioni

di malattia del personale. Novità che si traducono, è il caso di dire, in restrizioni e penalizzazioni

non indifferenti. Soprattutto per chi dovesse ammalarsi con una certa frequenza.

L’articolo 71 del provvedimento pubblicato in Gazzetta ufficiale lo scorso 25 giugno prevede infatti

che a tutti i dipendenti pubblici, quindi anche a quelli della scuola, si assegni solo stipendio base

("con esclusione di ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e

continuativo, nonché di ogni altro trattamento accessorio") in tutte le occasioni in cui la malattia sia

stata prescritta per meno di 10 giorni consecutivi. Ciò significa che una percentuale della paga

riguardante la giornata lavorativa verrebbe così decurtata: una norma che fa tornare alla mente

quella adottata a metà degli Novanta per i dipendenti pubblici che si assentavano il lunedì (giorno in

cui abbondano le malattie), salvo poi essere annullata nel giro di pochi mesi.

Vi sono novità in vista anche per chi sottoscrive i certificati: gli uffici del personale non saranno più

autorizzati ad accettare, tranne che per la prima volta nell’anno, certificazioni prodotte da medici e

strutture ospedaliere private. La norma introdotta con l’art. 71 specifica, infatti, che i dipendenti che

si assenteranno "per malattia protratta per un periodo superiore a dieci giorni, e, in ogni caso, dopo

il secondo evento di malattia nell’anno solare l’assenza viene giustificata esclusivamente mediante

presentazione di certificazione medica rilasciata da struttura sanitaria pubblica".

Le restrizioni riguarderanno anche la fascia di reperibilità che si estenderà quasi di tre volte rispetto

all’attuale: da quattro ore complessive al giorno (10-12 e 17-19) si estende a ben 11 ore: "Dalle 8

alle 13 e dalle 14 alle 20". Il medico fiscale potrà essere inviato dal dirigente "anche nel caso di

assenza di un solo giorno": soluzione che sino ad oggi è stata adottata solo in casi eccezionali.

Rimane tutto come ora invece, senza subire alcuna decurtazione, nel caso di alcuni tipi di malattie:

si tratte di tutte quelle collegate "ad infortunio sul lavoro o a causa di servizio, oppure a ricovero

ospedaliero o a day hospital, nonché per le assenze relative a patologie gravi che richiedano terapie

salvavita".

Ma le "tegole" per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche non finiscono qui: il dl 112 prevede

infatti anche che i soldi derivanti da queste nuove procedure non andranno a coprire i fabbisogni

della stessa amministrazione, né ad incentivare il personale in servizio impegnato in attività e

funzioni cosiddette extra-curricolari. Il decreto legge, sempre all’art. 71, specifica che "costituiscono

economie di bilancio per le amministrazioni dello Stato e concorrono per gli enti diversi dalle

amministrazioni statali al miglioramento dei saldi di bilancio. Tali somme non possono essere

utilizzate per incrementare i fondi per la contrattazione integrativa".

Soluzione che troverà l’unica eccezione nelle "assenze per congedo di maternità, compresa

l’interdizione anticipata dal lavoro, e per congedo di paternità, le assenze dovute alla fruizione di

permessi per lutto, per citazione a testimoniare e per l’espletamento delle funzioni di giudice

popolare". Come rimarrà tutto invariato per i "dipendenti portatori di handicap grave".

Su quest’ultimo punto è stata immediata la risposta dei sindacati, secondo i quali il decreto legge

andrebbe ad "invadere" un settore da discutere durante i tavoli contrattuale. Se la Flc-Cgil si parla

di "norme, oggetto tipico della contrattazione", e per la Uil Scuola "l’intervento rischia di non

considerare le specificità retributive", è decisamente aspra la reazione dello Snals-Confsal: "è del

tutto inaccettabile – sostiene il segretario Marco Paoli Nigi – che i fondi derivanti dalla decurtazione

dello stipendio per le malattie fino a 10 giorni non possono essere utilizzati dalla contrattazione

integrativa. I risparmi per le amministrazioni sono fatti passare come economie di bilancio, mentre è

una vera sottrazione al monte salari dei lavoratori. Tra l’altro – continua Nigi – il decreto legge

interviene su materie proprie della contrattazione, ma blinda le norme con una nota di salvaguardia:

espressamente è detto che non sono derogabili dalla contrattazione collettiva".

Qualche perplessità sindacale c’è anche "sulla obbligatorietà della struttura sanitaria pubblica,

perché – specifica Di Menna – è dubbia la effettiva praticabilità ed utilità della novità, con qualche

complicazione burocratica". Come anche sui controlli medici più serrati: "Nessuno difende i falsi

malati – dicono dalla Cgil -ma se il clima è la caccia al dipendente pubblico anche misure non

pregiudizialmente negative diventano ideologiche e sospette".



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