Fermare il massacro di Gaza

Pubblicato il 10 Gennaio 2009 in Argomenti vari

Fermare il massacro di Gaza

 

 

 

Da settimane il mondo assiste inorridito al bombardamento e alle incursioni israeliane nella Striscia di Gaza in Palestina. Dove sono centinaia le vittime civili, dove sono stati bombardati ricoveri e postazioni sotto il controllo delle Nazioni Unite e dove gli stessi convogli umanitari vengono fatti oggetto di attacchi.

 

Le organizzazioni e le associaioni della società civile, i singoli cittadini pacifisti si sono riuniti in un Coordinamento salernitano "fermare il massacro di Gaza" e si mobilitano per fermare il massacro di Gaza.

 

Al di là delle valutazioni che ognuno può fare sulle cause e le motivazioni dell’attacco a Gaza da parte dell’esercito israeliano, sulla base delle proprie informazioni e delle proprie convinzioni politiche e/o morali, crediamo che si debba condannare fermamente l’azione militare israeliana che si sta risolvendo in un genocidio della popolazione palestinese di Gaza.

 

Ora in discussione non c’è tanto il diritto di due popoli a vivere in pace e sicurezza, non c’è tanto il diritto all’esistenza di due stati, non c’è neppure più soltanto l’esigenza di condannare l’occupazione dei territori da una parte e il ricorso al terrore dall’altro, in discussione c’è la possibilità stessa della sopravvivenza dei Palestinesi come popolo. Come uomini, donne e bambini.

 

Facciamo sentire la nostra voce perché venga immediatamente ripristinata la legalità internazionale, perchè i governi e le Organizzazioni internazionali impongano di fermare il massacro, perché le Amministrazioni locali denuncino il genocidio dei Palestinesi, perché i cittadini e le organizzazioni della società civile globale impediscano le stragi di bambini a Gaza.

 

Chiediamo che i Consigli comunali e il Consiglio provinciale raccolgano le istanze della comunità salernitana che ripudia la guerra e solidarizza con i popoli cui viene impedita ogni forma di libertà e di autodeterminazione.

 

 

Sabato mattina, alle ore 10,00, davanti alla Prefettura di Salerno, si terrà un Presidio per rappresentare agli organi territoriali di Governo, alle Istituzioni locali e ai cittadini di Salerno l’urgenza di mobilitazione per fermare il massacro di Gaza.

 

 

 

 

 

                                         Coordinamento salernitano

"fermare il massacro di Gaza"

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LA STORIA DELLA STRISCIA DI GAZA

IN SEI ANNI dall’inizio della seconda intifada (settembre 2000)
il bilancio delle vittime é:
6 israeliani morti a causa di razzi sparati da palestinesi
4500 palestinesi uccisi dall’esercito israeliano
(fonte: Le Monde Diplomatique )

La striscia di Gaza è una piccola zona lungo la costa del Mediterraneo tra l’Egitto ed Israele, lunga 40km e larga 10km, in cui vivono più di 1,4 milioni di Palestinesi. La striscia di Gaza ha una tra le maggiori percentuali di densità di popolazione al mondo.
I confini furono stabiliti nel 1948 dopo la creazione dello stato d’Israele; da allora fu occupata dall’Egitto fino al 1967 e poi passò sotto il controllo israeliano. Nel 2005 l’esercito israeliano formalmente si ritira dalla Striscia, ma di fatto continua a detenere il controllo dei confini, dello spazio aereo e di mare.
Gaza City è il centro urbano più esteso, con 400 mila abitanti, punto di riferimento commerciale ed amministrativo per tutti i territori occupati, anche se i movimenti tra la Striscia ed il West Bank sono molto limitati.
Gli altri centri più importanti sono Khan Younis (200 mila abitanti) situata nella parte centrale della striscia, e Rafah (150 mila abitanti) situata a sud.
La maggior parte della popolazione è composta da rifugiati fuggiti o espulsi dalle loro terre nel 1948, che vivono ancora oggi, in gran parte, negli otto campi profughi gestiti dall’ONU che sono:
Jabaliya – 106 mila abitanti circa
Rafah – 95 mila abitanti circa
Shati – 78 mila abitanti circa
Nuseirat – 57 mila abitanti circa
Khan Younis – 63 mila abitanti circa
Bureij – 28 mila abitanti circa
Maghazi – 22 mila abitanti circa
Deir el-Balah – 19 mila abitanti circa
Di questi, parte sono sorti in prossimità delle città, altri come Nuseirat e Bureij sono autosufficienti.
Una barriera di metallo costruita dagli Israeliani divide Israele dalla striscia di Gaza; inoltre vi è una zona tampone di altri 300 metri dalla parte della Striscia sempre controllata dall’esercito israeliano.
L’assedio della striscia di Gaza è continuato anche e soprattutto dopo il "ritiro" degli Israeliani e si configura come una forma di punizione collettiva contro i civili palestinesi . Da giugno 2006 tutti i valichi sono chiusi e questo assedio totale ha avuto un impatto disastroso sulla situazione umanitaria ed ha violato i diritti economici e sociali della popolazione civile palestinese particolarmente il diritto a condizioni di vita dignitose, il diritto alla salute e all’educazione ed ha paralizzato interi settori economici. Le chiusure condizionano il flusso di scorte alimentari, medicinali e altri necessità come il carburante, materiali di costruzione e materie prime per i vari settori economici.
Ci sono state severe restrizioni della circolazione delle persone ed in conseguenza di questa paralisi totale almeno il  73 % delle famiglie nella striscia di Gaza vive sotto il limite di povertà e la disoccupazione è al 55%, ulteriormente aggravata dal fatto che il governo di Hamas, in carica da fine gennaio 2005, non ha potuto neanche più pagare gli stipendi agli impiegati pubblici. Da quando infatti Hamas ha vinto le elezioni ed è andato al governo sono stati congelati gli aiuti umanitari internazionali  e Israele si è rifiutato di continuare a versare all’Autorità palestinese i proventi delle tasse riscosse per conto dell’autorità stessa.
SITUAZIONE DEI VALICHI ( a maggio 2007)
Dopo il ritiro degli Israeliani nel 2005 la gestione "ufficiale" dei valichi di confine è la seguente: l’unica zona di confine non controllata completamente dagli Israeliani è il valico di Rafah al confine con l’Egitto la cui gestione ufficiale, dopo pressioni internazionali, è  affidata all’Egitto coadiuvato da osservatori europei. Il governo israeliano effettua i controlli tramite videosorveglianza, ma non può effettuare fermi di persone. Il valico è destinato al transito di pedoni e alle esportazioni, non sono concesse importazioni.
Ufficialmente le merci in ingresso dall’Egitto possono entrare solo dal valico di Kerem Shalom e da Israele solo dai valichi di Sufa e Karni, tutti controllati dall’esercito israeliano. Il principale passaggio per recarsi in Israele é il valico di Erez.
Le chiusure e le limitazioni di passaggio ai valichi
(fonte: Palestinian Centre for Human Rights)
Da giugno 2006 praticamente tutti i valichi sono chiusi.
Il valico di Rafah è rimasto chiuso dal 25 giugno 2006 anche se non è gestito direttamente dagli Israeliani e nonostante che 3000 palestinesi, compresi 400 malati, stavano aspettando di rientrare nelle loro case. Queste persone sono state quindi bloccate nelle città egiziane di confine senza servizi ed assistenza, soprattutto per i malati, e senza soldi perché non avevano previsto una sosta così lunga.
Il valico è stato riaperto per brevi momenti il 10, 11, 19 agosto 2006 e sono transitate oltre 6mila persone in uscita verso l’Egitto e 310 in ingresso nella striscia di Gaza . Il 25 agosto avrebbe dovuto riaprire per 2 giorni, ma ha funzionato solo per 10 ore. Ha riaperto parzialmente il 24 e 25 ottobre e il 31 ottobre 2006  e 1 novembre 2006. Dal 25 giugno 2006 a novembre 2006 é stato aperto solo per 18 giorni non consecutivi. Dal 19 al 25 aprile 2007 ha aperto solo per 1 giorno.
A fine febbraio 2007 si è raggiunto un accordo tra palestinesi ed egiziani per tenerlo aperto tre volte a settimana. Dal 19 al 25 aprile 2007 ha aperto solo per 1 giorno.
Da metà maggio 2007 è chiuso e 50mila palestinesi sono bloccati. Emergenza sanitaria grave perché ci sono molti feriti a causa delle ultime incursioni che hanno bisogno di cure urgenti e non sanno dove andare perché gli Israeliani negano loro il permesso di recarsi sia in Israele che in Egitto.
Il valico di Sufa, a nord est di Rafah,  è rimato aperto  solo il 23 e 24 agosto 2006 per permettere il passaggio di aiuti umanitari.
Il valico di Erez (Beit Hanoun) è rimasto parzialmente aperto per i diplomatici e i malati con permesso di transito, ma sistematicamente è impedito ai parlamentari e ministri di Hamas di uscire da Gaza per recarsi nel West Bank e a Gerusalemme e dal 12 marzo 2006 é impedito a tutti i lavoratori palestinesi di raggiungere il proprio posto di lavoro in Israele passando da questo valico. Da febbraio 2007 Israele ha aperto il nuovo valico di Erez, ma le restrizioni rimangono le stesse.
Il valico di Karni (Al Mintar) da cui passano quasi tutte le merci è chiuso dal 15 agosto 2006 e non è concesso neanche il passaggio di aiuti umanitari. Parzialmente riaperto agli inizi di novembre 2006.
Le chiusure dei valichi e le limitazioni di passaggi  sono la causa principale delle sofferenze della popolazione che vive in carenza di scorte alimentari, carburante (che serve per i generatori elettrici, indispensabili per la refrigerazione e l’irrigazione dei campi dopo la distruzione della centrale elettrica nel luglio 2006) e altri aiuti umanitari e compromette anche le esportazioni perché le merci deperibili quali frutta e fiori vanno a male se soggetti a lunghe attese prima di essere portate a destinazione.
SITUAZIONE ECONOMICA ( a maggio 2007)
L’attività principale, la pesca, è proibita dal 25 giugno 2006 e prima era soggetta a pesanti limitazioni. Circa 35mila persone di residenti lungo la costa vivevano grazie all’attività peschereccia compresi 2500 pescatori e 2500 addetti e familiari.
La situazione economica e sociale è gravissima, la maggior parte della popolazione si trova in situazione di grave indigenza e di completa dipendenza dagli aiuti assistenziali anche perché la reiterata chiusura dei valichi compromette le esportazioni
Persino il Programma mondiale per l’alimentazione delle Nazioni Unite (WFP) ha fatto un appello sottolineando che la comunità internazionale dovrebbe avere come priorità la risoluzione della tragedia umanitaria a Gaza e non concentrarsi esclusivamente sulla ricostruzione del Libano
I blocchi degli accessi da parte di Israele ed il congelamento degli aiuti internazionali dopo la vittoria elettorale di Hamas nel gennaio 2005 hanno reso la situazione insostenibile.

GLI ATTACCHI ISRAELIANI 
Le aggressioni dell’esercito israeliano sotto forma di attacchi aerei, invasioni, arresti ed esecuzioni extragiudiziali vanno poi ad aggravare una situazione critica già da molto tempo.

GLI SCONTRI TRA HAMAS E FATAH
Come se non bastasse, gli scontri tra le opposte fazioni di Hamas e Fatah hanno causato altri gravi lutti
Dall’inizio del 2007 al 15 maggio 2007
196 morti, 1171 feriti, 229 rapiti, numerosi edifici pubblici e residenziali danneggiati.
Il 23 maggio 2007 le 5 fazioni della resistenza, Hamas, Fatah, Jihad islamica, PFLP e DFLP, hanno confermato, in un incontro con Abbas e Haniye, la loro volontà di mantenere la tregua interna, porre fine agli scontri interni e dare spazio ad azioni congiunte per rafforzare il piano di sicurezza interno. Sono tutti concordi nel formare una commissione che controlli la tregua.

 



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