Lei, lei o LEI ?

Pubblicato il 10 Agosto 2009 in Argomenti vari

150px-Rangkronen-Fig__05Nessuno scrive lettere da tempo, così come non si usa più andare a casa della gente e lasciare il biglietto da visita a chi apre la porta per far sapere di essere passati di lì (ancora nella Roma descritta da D’Annunzio era frequentissimo). I comportamenti e le espressioni – verbali o scritte – si evolvono, a prescindere dalla nostra volontà. 

Del resto, sentissimo parlare un nostro parente di cent’anni fa ci sembrerebbe ridicolo, e nessuno – nemmeno i difensori del parlare "come un libro stampato" – troverebbe opportuno il suo lessico. E non si usano più carta e penna per comunicare: si parla per via telematica, con una libertà di linguaggio davvero apprezzabile, ma pure sms pieni di abbreviazioni ed errori ortografici indotti dal T9. 

Tutt’al più, con grande sforzo, si mandano biglietti di auguri alle feste comandate, per indurre chi li riceve a ricordarsi di noi: ma anche qui vengono utilizzati cartoncini prestampati, troppo spesso di dubbio gusto, che tradiscono la ragione stessa per cui sono stati ideati. Aggiungere un "Caro amico" a penna non salva loro l’anima.
 
Piacciamo o no i computer, è così che si comunica, oggi. Scrivere una mail COME, esattamente COME, fosse una lettera con timbro e protocollo ha del ridicolo: bardare da cavallo un somaro non può servire a farli sembrare la stessa cosa. E tra pochissimo (forse già adesso…) anche scrivere una lettera  – una d’"ufficio", intendiamo - nello stesso identico stile "pre-mail" non avrà senso.
 
A questo riguardo, rimandando per una corretta scrittura in rete (ma non solo)  al bellissimo sito http://www.mestierediscrivere.com/, torniamo a parlare dellla italica, sorprendente, persistente e quasi sempre sgrammaticata acquiescenza all’uso delle maiuscole nel corpo del testo, con particolare riferimento a quelle "di rispetto" (Lei, Ella, ecc.).

Cominciamo dalle basi… "Si scrivono con l’iniziale maiuscola i titoli di sezione di qualisasi livello e, all’interno del testo, unicamente i nomi propri, mentre altrove è sempre preferibile l’uso del minuscolo, tranne quando sussiste un reale pericolo di ambiguità del significato dei termini". Roberto Lesina, Nuovo manuale di stile, Zanichelli 1994.

Qual’è la ragione per la quale si ritiene giusto volgere al maiuscolo la T di tu, la L di Lei, o addirittura la V di Voi? Maggior rispetto per chi riceve la lettera? "Perché non tutto corsivo, allora, il lei? Anzi, tutto scritto in grassetto? O sottolineato? Nel ventennio, ad un certo momento, in Gazzetta Ufficiale fu riportata la parola DUCE tutta in maiuscolo…

Paolo Belardinelli (su accademiadellacrusca.it), rileva come la terza persona, singolare e plurale, richieda l’iniziale maiuscola "di cortesia" per evitare confusione con l’uso delle terze persone ordinarie. L’uso si estende alle forme degli aggettivi possessivi (Sua, Sua, Loro) dei dimostrativi clitici (La, Li) e alle pronominali oblique (Le, Loro). 

I casi di ipotetica confusione, pure su una lettera formale, tra il Lei cui ci si rivolge e "altro o altra" lei sono più rari delle tigri siberiane, ma ammettiamo pure sia possibile. La grammatica è (teoricamente) salva, e il nostro è un paese barocco: a tanti piace così, pensano sia giusto così, si potrebbero addirittura offendere per il lei (e non il Lei) con il quale Loro ci si è rivolti… 

Nessuna traccia di liceità è però possibile invocare relativamente all’uso della maiuscola dentro la parola (farLe presente, pregarLa, invitarLa, chiederLe). Chi vuole le usi pure all’ inizio (La prego, Le chiedo) ma per carità eviti di inserirla all’interno delle singole parole. A meno di voler dare alla lettera un gusto stantio, neppure sorretto dal fumus della grammatica.   

M.C.& S.F.T



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