Regali di Natale

Pubblicato il 13 Dicembre 2010 in Società

 

 

«”E’ Natale è la festa dei bambini!”. “E’ la festa dei cretini!” rispose calma la Pasionaria». In questo breve passaggio dello Zibaldino, Guareschi mette a nudo un disagio di molti, quando si avvicinano le festività natalizie. Passi per il cenone della vigilia, passi per gli inevitabili riti di sovralimentazione del prima e del dopo, passi per le poesie dei bambini e gli auguri ai nonni. Quello che davvero a volte pare intollerabile è la rincorsa affannosa del regalo, con il traffico, le file, i soldi che non bastano mai, i vuoti di fantasia. Insomma, un dono per forza, che in parte svuota perfino il significato che chi crede associa alla festività religiosa.

Del resto, la storia di Babbo Natale con il cristianesimo c’entra poco: il legame con i regali viene ricondotto alle vicende di San Nicola di Myra, un’antica città dell’odierna Turchia, conosciuto da noi come San Nicola di Bari, città nella quale furono conservate le sue spoglie dopo l’arrivo degli ottomani nel paese asiatico. Il santo divenne famoso per le sue elargizioni ai poveri, in particolare per aver fornito la dote alle tre figlie di un devoto cristiano sottraendole alla prostituzione. A questa figura si ricollega l’antica festa olandese di Sinterklaas (il compleanno del santo) che ha dato origine al mito ed al nome di Santa Claus.

Una leggenda metropolitana vuole che l’abbigliamento caratteristico di Babbo Natale sia stato imposto dalla campagna pubblicitaria della Coca Cola di Haddon Sundblom negli anni venti, mentre è vero che uno dei primi a fissare nella seconda metà dell’ottocento l’immagine che conosciamo oggi – il cartoonist americano Thomas Nast – aveva già sostituito con il rosso il mantello verde delle prime trasposizioni moderne (“globalizzate”, potremmo dire) che riassumevano le numerosissime diverse figure europee riconducibili al vecchio che porta regali ai bambini.

Fatto sta che oggi Babbo Natale è un’immagine comunissima anche a culture che con l’Europa (e con l’idea di celebrare il Natale regalando qualcosa, come il Signore volle far dono di sé attraverso la nascita di Gesù) hanno nulla a che fare, e un po’ dovunque i giorni immediatamente precedenti il 25 dicembre sono caratterizzati da rovinose cacce al tesoro capaci di far perdere la calma al più devoto frate cappuccino. Solo i saggi veri (pochi, pochissimi), raccolgono regali durante tutto l’anno in modo da evitare le corse decembrine.

Comunque. Chi ha metodo, pazienza e dimestichezza può costruire un “file” apposito nel quale annotare di anno in anno i regali fatti per evitare ripetizioni e trarre ispirazione per gli anni successivi. Di massima in quell’elenco dovrebbero figurare solo i parenti stretti, gli amici con i quali si è stabilita questa consuetudine, le vecchie zie dalle quali si spera di ereditare, ma ciascuno sceglie da solo il numero delle corde con le quali legarsi (nel bene e nel male, certo). Naturalmente bisogna evitare di iniziare ex novo l’abitudine al regalo con chicchessia: l’anno dopo se lo attenderebbe o comunque si sentirebbe in obbligo di restituire, iniziando un vortice senza fine lieta.

Cosa regalare? Specie nei casi in cui il budget abbia limiti ristretti, i generi alimentari sono una grande risorsa. Se l’interlocutore è di spirito aperto, si può spendere anche poco (o pochissimo) e sorprendere piacevolmente: un pacco di sale integrale con una bottiglia d’olio extravergine che si sappia dove sia stato spremuto, augurando buona bruschetta; se si spiegano bene le origini (magari, le ragioni) del piccolo dono, per chi non sa più cosa siano le saline o i diversi “cultivar” delle piante di Ulivo, il regalo vero sarà aver imparato una cosa. Perfino le confezioni di legumi secchi – di qualità, è chiaro – possono fare un figurone se accompagnate da una ricetta, magari trascritta a mano. E poi specialità regionali, paste di grano duro di piccoli produttori, caffè di torrefazione e cioccolata artigianale. E, naturalmente, il vino. Meglio una bottiglia in meno a un euro in più che viceversa. I superalcolici, invece, meritano di essere regalati solo se si tratta di bottiglie davvero eccezionali.

E’ il pensiero che conta? Mah, forse si forse no, anche tra parenti. Due fratelli svizzeri, lui e lei, di una importante e nota famiglia, sin da quando erano piccoli risolvevano il problema in modo sinistramente e/o ironicamente semplice: si regalavano a vicenda una banconota da cinque franchi. E comunque, per regalare qualsiasi cosa, sorrisi inclusi, non è necessario aspettare il 25 dicembre.

il cerimoniale



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