Luisa Miller: Verdi in direzione dell’intimismo del dramma borghese

Pubblicato il 17 Dicembre 2010 in Società

Luisa Miller: Verdi in direzione dell’intimismo del dramma borghese.
di Rosanna Di Giuseppe

Verdi si decise ad adempiere ad un vecchio impegno preso con il Teatro San Carlo di Napoli, per andare incontro al poeta del teatro, Salvatore Cammarano, che lo spinse ad accettare altrimenti l’impresa si sarebbe rivalsa su di lui. Scartata per motivi di censura la prima idea di un dramma movimentato come L’assedio di Firenze che rispondeva al desiderio espresso da Verdi di musicare <>, la scelta cadde invece su un dramma di tipo intimo e borghese, tratto da Kabale und Liebe (“Amore e raggiro”) di Schiller che già aveva interessato Verdi tempo addietro e che Cammarano gli sottopose di nuovo in quell’aprile del 1849. La tragedia di Luisa Miller si svolge nell’ambientazione storica del Tirolo del XVII sec. Il dramma schilleriano Kabale und Liebe era stato un atto di accusa, ancora nei toni da Sturm und drang, contro l’assolutismo dei governi dei tanti piccoli stati in cui era divisa la Germania, denunciando che a rimanerne vittima era l’innocenza, annientata dalla corruzione. La complessità del lavoro di Schiller viene ridotta da Cammarano a più concentrati nuclei di interesse pur conservando il tema della critica sociale che interessava a Verdi, e che si sarebbe rivelato importante anche in opere successive quali la Traviata. Il fitto carteggio tra il compositore e il librettista da cui il primo aveva già ricevuto il “programma” in maggio, rivela tuttavia come Verdi tenesse moltissimo a che la forza drammatica di alcuni punti essenziali della fonte venissero conservati e resi efficacemente dall’opera. Con alcuni compromessi raggiunti nel rispetto delle “convenienze” vigenti all’epoca e in massimo grado proprio al San Carlo, l’opera fu ultimata e messa in scena l’8 dicembre del 1849.
Essa con questo tipo di soggetto “strano” e insolito fino ad allora nella produzione verdiana, è risultata poi emblematica di un mutamento di prospettiva nella produzione artistica dell’autore, seguita da Stiffelio e culminante nei lavori della trilogia, inaugurando quella che Abramo Basevi chiama “la seconda maniera di Verdi” che volge ora l’attenzione alla vita intima e all’approfondimento psicologico dei personaggi nella dimensione del dramma borghese. Il tema centrale è quello dell’amore impossibile di Luisa, una semplice ragazza borghese, per il nobile Rodolfo ostacolato dalle convenzioni sociali e dalla cattiveria umana, tanto che ella dovrà rinunciarvi, come la futura Violetta, dietro il ricatto della salvezza del padre imprigionato messo in opera dal malvagio Wurm, suo rifiutato pretendente, fino all’epilogo tragico in cui un atto disperato di Rodolfo produrrà la morte dei due protagonisti mediante avvelenamento. La critica sottolinea l’importanza dell’ouverture che presenta per la prima volta un trattamento unitario e sinfonico in cui l’orchestra viene trattata come un tutto organico guidato dagli archi con grande sapienza compositiva. È in un solo movimento e costruita su un unico tema ripreso poi nell’atto terzo ad esprimere la tristezza di Luisa. Per Budden in nessun’altra ouverture verdiana vi è “tanto pensiero musicale condensato in così poche note”. Ogni atto nel libretto reca un titolo. Quello del primo è “L’Amore”. L’ambientazione è idillica ed è il primo clarinetto, che avrà un ruolo importante in tutta l’opera, a disegnarne l’atmosfera con un motivo di montagna in stile ranz des vaches. Invocata da un delicato coro Luisa, che festeggia il suo compleanno, appare assieme al padre Miller, tale personaggio non più musicista come in Schiller ma ex soldato in ritiro. Luisa è descritta in tutta la sua ingenuità sia attraverso una strumentazione piuttosto rudimentale che nell’andamento fiducioso e alquanto sostenuto della cavatina di esordio “Lo vidi e ’l primo palpito” in cui descrive il suo innamoramento a prima vista nei confronti dello sconosciuto Carlo che poi si rivelerà essere Rodolfo il figlio del Conte. Quando questi arriva ha luogo un terzetto che chiude l’ “introduzione”, notevole per l’ampia struttura oltre che per l’ efficacia nel caratterizzare i personaggi di Luisa, del padre e dell’innamorato. Anche la convenzionale introduzione di derivazione rossiniana è molto curata nei tempi rapidi e nell’espressività melodica. Nella seconda scena quando tutti i contadini entrano in chiesa richiamati dalle campane, il clima festoso dell’inizio muta. Wurm castellano del conte che aspira alla mano di Luisa svela a Miller l’identità del suo rivale. Qui Miller canta nello stile del “baritono nobile”, la sua cavatina “Sacra è la scelta di un consorte” in uno stile grandioso, sebbene con le trite formule di accompagnamento. Wurm assume le vesti del cospiratore, sostenuto da un basso di subdole semicrome. Nel secondo quadro dell’atto ci si sposta nel castello di Walter. Il Conte è presentato meno crudele del corrispondente Presidente del dramma di Schiller. Il personaggio di Cammarano è maggiormente sfumato e dotato di ambiguità, è un tiranno che ha raggiunto il potere con mezzi delittuosi ma per garantire quello che lui crede il bene del figlio (“il mio sangue, la vita darei”). Quindi propone a Rodolfo il matrimonio con la cugina Federica contessa di Ostheim ormai vedova, che qui sostituisce l’inaccettabile personaggio dell’ex amante del principe, Lady Milford, del dramma schilleriano. Ne conserva tuttavia i tratti appassionati e volitivi. I due ricordano la loro vicinanza e confidenza di quando erano ragazzi in un duetto di grande bellezza nella sua prima parte dallo stile schubertiano, “Dall’aure raggianti di vano splendore”, ma Rodolfo svela alla cugina la verità e cioè il suo amore per un’altra donna, mentre la musica diventa man mano più drammatica e agitata fino ad una cabaletta in cui Federica si svuota del suo sentimento iniziale, non accettando la realtà. Nel terzo quadro ci si sposta in casa di Miller. Vi è intanto una partita di caccia del Conte sottolineata dalla sonorità dei corni, mentre Luisa attende l’amante Carlo-Rodolfo. Arriva invece il padre a farle conoscere la verità su quest’ultimo, ma sopraggiunge Rodolfo a confermare a Miller e a Luisa la sincerità dei suoi sentimenti. Accompagnato dagli abitanti del villaggio arriva anche il Conte Walter che con toni offensivi si scaglia contro Luisa e il padre, finché nello scontro drammatico emergono i sentimenti di tutti i personaggi nel concertato. Rodolfo minaccia il padre di svelare come egli abbia raggiunto la sua posizione e il suo grado. Il finale è in crescendo, con la voce di Rodolfo, a cui si richiedono eccelse qualità di “tenore spinto”, che svetta su tutte. Miller viene arrestato.
Il secondo atto è intitolato “L’intrigo”. L’arrivo di Wurm in casa della disperata Luisa semina terrore negli astanti a riprova della crudeltà del personaggio. Egli formula il suo bieco ricatto cui Luisa soccomberà. Prima di firmare la lettera ella canta un’aria da primadonna “Tu puniscimi o Signore” di grande spessore drammatico giudicata da alcuni non proprio in carattere con l’umiltà del personaggio, ma di intensa ispirazione lirica. Il secondo quadro dell’atto è ambientato nel castello di Walter. È qui che si inserisce l’interessante, cupo duetto tra i due bassi, Walter e Wurm che rievocano il delitto con cui il Conte si era assicurato il potere: l’assassinio del cugino su suggerimento dello stesso Wurm. È come un ricordare ciascuno ad alta voce senza vero dialogo o scontro, attraverso una melodia unica che passa dall’uno all’altro. Giunge Luisa a confessare il falso. Il quadro sfocia in un quartetto a cappella (tra Walter, Wurm, Luisa e Francesca) che è un brano di musica assoluta di grande bravura compositiva in cui Verdi supera il modello del quartetto costruito attraverso la sovrapposizione di melodie contrastanti sostenuto da un continuum orchestrale, per qualcosa di suggestivo ma che richiede ai cantanti una difficile prova. L’ultimo cambio di scena ci conduce nelle stanze di Rodolfo dove egli viene a conoscenza della lettera di Luisa. Qui l’opera si discosta dal dramma schilleriano perché la musica lascia spazio come la prosa non potrebbe all’intensità dell’espressione della nostalgia per i giorni felici trascorsi insieme nel canto disteso ed intimo di “Quando le sere al placido”. Segue la sfida a duello a Wurm che si conclude in un nulla. L’atto terzo è il vertice dell’opera. Il suo titolo nel libretto è “Il veleno”. Comprende un insieme di Luisa e coro, due duetti della protagonista prima con Miller, quindi con Rodolfo e infine un terzetto di questi tre personaggi. Notevoli i due lunghi dialoghi in recitativo di Luisa con il padre e con Rodolfo che rivelano la progressiva conquista da parte di Verdi di una sempre maggiore coincidenza tra azione e musica. Il tono prevalente dell’atto che condurrà al compimento della tragedia è intimo. Luisa esprime la sua tristezza, circondata dalle amiche mentre Rodolfo sta per sposare Federica. Una nota di gioia nella musica è portata dall’ingresso di Miller che è stato liberato. Questi scopre la lettera che Luisa stava scrivendo a Rodolfo proponendo per entrambi il suicidio. La implora di desistere, con toni già da Rigoletto perché ella è il suo unico bene al mondo. Il duetto rimanda stilisticamente a Donizetti ma il calore dello slancio di “Ma sempre al padre accanto” è tutto verdiano. All’arrivo di Rodolfo l’orchestra assume un ruolo di primo piano nel manifestare i sentimenti che i personaggi celano, svelando la maturazione del linguaggio drammaturgico musicale dell’autore. Rodolfo avvelena la bevanda nella coppa sul tavolo indicatagli da Luisa e bevono entrambi. Il dolore si trasfigura in “bellezza lirica” in “Piangi, piangi…il tuo dolore” finché Rodolfo svela a Luisa che la bevanda era avvelenta consentendole così di esprimere la propria innocenza. L’ingresso di Miller porta al terzetto finale “Padre ricevi l’estremo addio” abbastanza convenzionale anche se la parte strumentale ci seduce qui con dei passaggi molto belli, si pensi alla suggestione degli archi in sordina che disegnano toccanti arpeggi di settima diminuita, o al tocco elegante dell’arpa che illumina la sezione conclusiva in maggiore. Dopo la morte di Luisa, la chiusa è melodrammatica, più secondo Cammarano che secondo Schiller, con il sopraggiungere di Walter e Wurm, che fa in tempo ad essere trafitto dalla spada di Rodolfo morente prima che esali l’ultimo respiro tra la costernazione degli astanti.
In tale opera Verdi rivela, nonostante il perdurare di tanti aspetti convenzionali del linguaggio, una maniera di affrontare la drammaturgia operistica con nuova profondità e sottigliezza di pensiero musicale. Vi si riscontra un recitativo più duttile ed espressivo integrato dall’orchestra, la capacità orchestrale di rendere musicalmente le situazioni drammatiche, la felice ispirazione lirica di certi brani, la focalizzazione dell’interiorità di singoli personaggi compiendo un passo decisivo verso la realizzazione dei prossimi capolavori della trilogia popolare.



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