Tempo di crisi e pignoramenti

Pubblicato il 5 Maggio 2011 in Società

La crisi esplosa circa due anni fa con il crollo di Lehman Brothers sembra essersi effievolita.
Sia le banche mondiali che tutta l’economia non sono più nell’occhio del ciclone, ma non si può certo dire che tutti i problemi siano risolti.
Lo sanno bene le famiglie italiane che, alle prese ogni mese con le rate dei mutui non sono proprio più riuscite a far filare il bilancio ed hanno così generato un flusso in costante aumento dei PIGNORAMENTI IMMOBILIARI. Un boom di pignoramenti e di vendite all’asta messo nero su bianco anche da Adusbef e Federconsumatori.
Secondo le due associazioni dei consumatori, anche se il costo del denaro, l’Euribor ( il tasso che le banche applicano fra loro per i prestiti dei i mutui a tasso variabile), è ai minimi storici, l’allarme sulle insolvenze non sembra placarsi e l’incubo delle scadenze riguarda sempre più famiglie italiane.
Il pagamento del mutuo, infatti, assorbe in media dal 33% al 40% del reddito famigliare: ciò vuol dire che basta una cassa integrazione o qualche mese di stipendio saltato per gettare nel panico i bilanci di chi si è comperato una casa “a rate”.
Non si rispettano le scadenze, il debito non si salda, la casa va persa: un vero incubo che ora sempre più spesso diventa realtà per almeno 350.000 famiglie, in un rischio reale di insolvenza.
Numeri alla mano, secondo i dati raccolti nei maggiori tribunali italiani, nel 2009 il numero di pignoramenti è salito del 15,2% che, sommato agli ultimi 2 anni (+23% nell’anno 2007, + 22,3% nell’anno 2008), ammonta al 60,5% nel triennio 2007/2009 per un totale di 190.000 case all’asta.
Secondo queste stime quindi, le procedure immobiliari accelerate con la nuova legge fallimentare del 2004 è pari al 2,7% del totale dei mutui, quindi a circa 190.000 su 3,5 milioni del totale, con circa 20.000 procedure avviate nell’anno 2009, che sommate alle 18.000 dell’anno 2008 a alle 21.000 dell’anno 2007, potrebbero fare sparire una media città come Monza, che vede aumentati del 20,2% i pignoramenti nel 2009.
Il vento dei fallimenti ha soffiato con più forza in Emilia (+115%), Marche (+80%), Piemonte (+ 70%), Puglia (+55%), Veneto (+49%) e Lombardia (+45,5%).
Mentre le città più colpite sono Milano (+ 366% che ammontano quindi a 2733 fallimenti), seguito da Roma (+ 330, con un totale di 2157 fallimenti), Torino (+183, pari a 1608 fallimenti), Monza ( +157, con un totale di 1040 fallimenti), Bergamo ( +166, pari a 1075), Brescia ( +144 con un totale di 795 fallimenti), Padova ( + 102, che assommano a 829 fallimenti) e Firenze ( +97 che ammontano a 757 fallimenti).
Le stime preoccupanti sui pignoramenti e sulle vendite all’asta trovano conferma nel report ufficiale della Banca d’Italia, secondo cui il flusso di nuove sofferenze per le famiglie sui mutui, rettificate in rapporto ai prestiti è salito nel terzo trimestre dell’anno 2009 a quota 1,5% contro lo 0,9% dello stesso periodo del 2008, che nel primo semestre 2010 porta un risultato di circa 280.000 case pignorate, ossia 280.000 FAMIGLIE ITALIANE CHE SI VEDONO PORTARE VIA LA PROPRIA ABITAZIONE.
L’insostenibile pesantezza delle rate da pagare per i mutui, aumentate anche del 65% dall’anno 2005 a oggi, porta sempre più famiglie italiane a non poter pagare le rate, impegno sempre più gravoso che si traduce, per almeno 1,9 milioni di mutuatari, ad un rischio reale di insolvenza al punto che le stime di quest’anno sul numero di pignoramenti e esecuzioni, potrebbero salire del 30 – 35%.
Tale situazione di insolvenza è destinata ad aumentare e ad allargarsi ulteriormente nei prossimi mesi, se il Governo, oltre al decreto salva-banche ed alle provvidenze per le imprese, non emanerà un urgente decreto ” SALVA FAMIGLIE “ e sgravi fiscali di almeno 3.000,00 euro, da destinare per le future tredicesime e per i redditi sotto i 25.000 euro dei lavoratori a reddito fisso e dei pensionati; viceversa si allargherà una frattura sociale con enormi ricadute negative sull’economia reale che già sconta una recessione sostanziale.

CASE ALL’ASTA PER DEBITI DI CONDOMINIO

Agli Amministratori di condominio tocca fare i “cattivi”, poiché sono sempre meno sostenibili le passività presenti nei condomini con numerose famiglie dove uno o tutti e due i componenti adulti sono in cassa integrazione, mobilità od ancor peggio hanno perso il lavoro. Che fare in questi casi quando hai una famiglia da mantenere, devi pagare il mutuo e tutte le spese necessarie per il mantenimento della casa e non riesci assolutamente a pagare le rate delle spese condominiali a maggior ragione quando si aggiungono quelle del riscaldamento?
Si può perdere la casa per un debito di qualche migliaia di euro con il condominio dato che il pignoramento arriva immediatamente!
Un tempo ci volevano anni e una sentenza civile definitiva. Intanto pagavano gli altri abitanti del palazzo. Ora che la solidarietà tra i compagni di scala e pianerottoli è stata spazzata via da una recente sentenza della Corte di cassazione a sezioni riunite, e che la crisi attanaglia le famiglie, il fenomeno dell’esproprio giudiziario dell’abitazione sta assumendo dimensioni da allarme generale.
La morosità nei condomini è sempre stato un problema reale, ora però sta diventando una questione sociale imponente; un medio studio di amministrazioni immobiliari, con circa 3000.00 famiglie amministrate si trova a dover effettuare per morosità la media di 350 – 400 pignoramenti annui, ossia circa il 15% dei suoi amministrati.
Eccovi un punto di osservazione che con i dati contenuti nei database degli ufficiali giudiziari del Piemonte diventa ambasciatore per la funzione pubblica di tutte le peggiori notizie sul fronte patrimoniale: i pignoramenti immobiliari eseguiti da gennaio 2010 sono arrivati a quota 1575.00 già oltre il totale di quelli acquisiti in tutti e dodici mesi del 2008, il 15% in più di quello dello stesso periodo del 2009 ossia il 27% in più per l’anno 2010 solo a Torino.
La gente si indebita, racconta nell’anonimato uno di loro , non solo per la proprietà di una casa, ma anche per comperare la macchina, la televisione, la vacanza, un elettrodomestico.
Lo stipendio non basta più, quando c’è, ed in questi due anni per molte famiglie le uscite sono rimaste invariate, frutto degli acquisti in passato, quando addirittura non sono aumentate nonostante la perdita delle entrate perché si è perso il lavoro, la piccola ditta ha chiuso e la grande azienda ha avviato il licenziamento.
Addirittura la cassa integrazione sta colpendo gli studi professionali con la con la cassa in deroga a zero ore.
Da quindici anni esercito la libera professione ma non mi era mai capitato di dover mettere i miei collaboratori in cassa integrazione in deroga a zero ore; vi assicuro che è uno schiaffo morale molto pesante che arreca molta tristezza nel cuore.Così facendo si entra nel tunnel del pignoramento immobiliare.
Quando il problema è la rata del mutuo, il debito da onorare è così alto che l’esproprio della casa non è visto come una punizione eccessiva. Se invece la somma da restituire è più contenuta, la risposta aggressiva del creditore è vista come un sopruso. Ma non è così. La Legge lo impone, specie nel caso dei condomini: “l’Amministratore è costretto ad agire altrimenti è lui a rischiare il pignoramento, spiega il Dr. Agostino Celano Presidente Regionale dell’ UNAI – Unione Nazionale Amministratori d’Immobili-”; quando il debito è verso gli altri proprietari del caseggiato bastano poche rate ordinarie o straordinarie per far scattare la procedura del decreto ingiuntivo.
Quando poi il creditore è un fornitore esterno, l’amministratore è per giunta obbligato a fornire a quest’ultimo il nominativo di chi non paga o di chi non risulta in regola con i pagamenti.
Cosa fare a questo punto? Sono sempre più convinto che l’unione faccia la forza e la forza siamo noi. Formiamo questa grossa famiglia di buoni e sani cittadini italiani che hanno sempre onorato i loro debiti e pagato tutte le tasse richieste dal fisco e dallo stato spesso e volentieri con enorme fatica e, perché no, anche con qualche ritardo ma sempre per una giusta causa.
Oggi tutto questo non è più possibile effettuarlo; agli artigiani sono state tolte grosse fette delle commesse, molte piccole aziende hanno preferito cessare la propria attività in modo da rimetterci meno danaro possibile, i lavoratori dipendenti sono stati messi in cassa integrazione, in mobilità o ancor peggio licenziati per carenza di lavoro o cessazione di azienda. Mi piacerebbe capire come ci dobbiamo comportare davanti a queste situazioni drammatiche e pericolose per il crollo psicologico di ogni nucleo famigliare.

SFRATTI AUMENTATI DEL 557%

Nel triennio 2009/2011 si prevede che oltre 150.000 famiglie in Italia perderanno la propria abitazione subendo uno sfratto per morosità poiché incapaci di far fronte al pagamento dell’affitto. Infatti la categoria di persone che vive in affitto è la più colpita dalla crisi.
In base ai dati preliminari del ministero dell’interno, nel 2008 su un totale di 51.390 nuove sentenze di sfratto (un aumento di +17,14% dal 2007), la maggioranza assoluta, oltre a 40.600, sono state per morosità. Le richieste di sfratto presentate dagli ufficiali giudiziari alla forza pubblica per eseguire gli sfratti sono state 138.040, con un aumento rispetto al 2007 del 26,13%. Gli sfratti eseguiti sono stati invece 24.996, l’11,25% in più rispetto l’anno 2007.
Nell’anno 2009 la situazione è peggiorata ed i provvedimenti di sfratto hanno avuto una crescita del 22,5% e tutta a causa della morosità. Non si può dire altro che dal 2009 al 2010 si è verificata una frana sociale, e l’Italia sotto sfratto è sempre più povera. Da questi dati si evince il fallimento delle politiche di liberazione dei canoni e di privatizzazione dei patrimoni pubblici.
E’ giunto il momento di una profonda inversione di rotta.
Le richieste essenziali da presentare al governo sono:

?blocco generalizzato degli sfratti, compresi quelli per morosità
?riduzione del 50% degli affitti
?stanziamento immediato di due miliardi di euro per il sostegno all’affitto
?realizzazione di almeno un milione di case popolari a canone sociale
Nell’anno 2009 infatti gli sfratti sono saliti del 17,5% rispetto l’anno precedente e del 22,5% nell’anno 2010, si tratta del valore più alto negli ultimi 13 anni.
A farne le spese soprattutto le fasce più deboli come anziani e giovani famiglie. In particolare lo scorso anno su 61.484 sfratti 51.576 sono stati emessi per morosità, ossia l’84% del totale degli sfratti.
Negli ultimi 5 anni sono stati eseguiti 100.000 sfratti motivati da morosità e altre 150.000 famiglie hanno un provvedimento in corso che si concluderà con l’esecuzione.
Decine di migliaia di famiglie, di sicuro, stanno perdendo tutto. La recessione si sta accanendo sui più deboli e, paradossalmente, sulle regioni più produttive.
In Piemonte e in Padania, dove chiudono le fabbriche e non si rinnovano i contratti a termine di precari e interinali, gli sfratti sono cresciuti sino al 70%.
Una discesa sociale scioccante, bisogna cambiare la legge, è impensabile che chi perde il lavoro sia trattato come un delinquente. Per accedere ad una casa popolare servono i punti, che si accumulano solo se ti hanno tolto di casa per fine locazione, non per morosità. In quel caso in una settimana ti danno l’alloggio. Gli altri rischiano di diventare degli homeless; un fenomeno che si trasforma in guerra tra poveri, tra divorziati che non reggono il costo di due tetti, anziani con pensioni da fame e giovani che vedono finire la casa all’asta perché non riescono a pagare la rata del mutuo.
Ci troviamo di fronte alla disperazione, a situazioni di povertà pura. Immigrati, operai in cassa integrazione, precari, impiegati, coppie con figli, sono loro a chiamare i servizi sociali, ma se ne riescono a risistemare ben pochi; la stragrande maggioranza va in strada e si arrangia come può.
Lo stato sembra impotente. L’abolizione dell’Ici e il piano casa con allargamenti annessi voluto dal governo attuale, favoriscono chi una casa già ce l’ha, mentre l’edilizia popolare resta al palo. Le tasse sugli affitti rimangono altissime, scoraggiando i proprietari di immobili sfitti a metterli sul mercato; si tratta di centinaia di migliaia di appartamenti che, aumentando l’offerta e la concorrenza, potrebbero calmierare i canoni.
Quanta sofferenza dobbiamo ancora subire? Quanta umiliazione dobbiamo ancora ingoiare! E ora di reagire, tutti uniti per un’Italia migliore, tutti insieme per un’Italia unita.
Per me, i forti non sono i cosiddetti vincenti, ma coloro che sono passati all’azione vivendo realmente e onestamente, imparando dalle sofferenze tramutandole in esperienza e umiltà; questa è la forza che c’è dentro di ognuno di noi , ed è per questo che vi dico ” LA MIA FORZA SIETE VOI “.
Fatemi sapere cosa ne pensate di quanto avete letto, e aiutiamoci tutti assieme per risolvere questo enorme problema di crollo sociale italiano.

Moncalieri 30 settembre 2010
Comm. Dr. Agostino Celano



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